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martedì 3 giugno 2014

OSTEOPATIA: PENSARE COL CORPO

OSTEOPATIA: PENSARE COL CORPO 


A cura del Prof. Franco Maiuri
Dottore in Osteopatia (U.S.A.)
Membro del Registro Osteopati d'Italia (R.O.I.)
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale di Milano
( www.craniosacro.it )


Come i movimenti corporei di torsione cambiano la nostra psiche
La focalizzazione dell’attenzione all’interno del proprio corpo cambia lo stato di coscienza, il modo di pensare, il livello di percezione, la qualità del movimento, della voce, del respiro... In questo aspetto l'Anatomia Esperienziale è simile a tecniche orientali, come lo yoga, oppure occidentali, come il metodo Feldenkrais, ma non è una tecnica, semmai un modo di capire, anche in termini occidentali, il valore e i principi delle diverse tecniche, anche quando arrivano da un contesto culturale molto diverso. 
Lo scritto che segue è la sintesi di una intervista a J. Tolja (medico e ricercatore che studia i rapporti tra anatomia e processi psichici): "Un primo aspetto importante da considerare delle torsioni è che esse lavorano sul piano orizzontale, il primo ad essere esperimentato dall’essere umano. Il neonato ha bisogno di poter ruotare il capo per raggiungere il seno, la fonte del suo nutrimento. Quando sente un sapore o un odore lo segue girando il capo, se si stimola l’angolo della sua bocca con un dito, istintivamente ruota il capo.
 Nella culla i primi movimenti che il bambino fa per esplorare lo spazio sono rotolarsi, a pancia in giù o a pancia in su, quando è in braccio riesce a girare la testa ma non a sollevare il capo. Nella rotazione il neonato lascia scendere il peso, i fluidi corporei verso i punti di appoggio. E’ come se fosse una sacca piena d’acqua (nel neonato l’acqua è il 90% del peso corporeo contro il 70% dell’adulto) che, quasi per inerzia, una volta iniziato il movimento, lo prosegue. Questa sua capacità è tanto fisica quanto psicologica, è la capacità di affidarsi, di abbandonarsi e crea il rapporto con la terra, il senso di appartenenza al mondo e la possibilità di entrare in contatto con gli altri stabilendo dei rapporti di fiducia. Mitologicamente siamo nell’età dell’oro, dove l’individuo è ancora indifferenziato dal tutto. I sensi che corrispondono al piano orizzontale e a questa fase di sviluppo dell’essere umano sono il gusto e l’odorato, il nostro laboratorio fisico che analizza le molecole che entrano nel corpo.
Questa analisi chimica è in relazione con l’apparato digestivo e quest’ultimo con l’emotivo, con il portare dentro le emozioni. In questa fase per conoscere il mondo il bambino deve portarlo dentro di se.
Dal punto di vista indiano degli elementi il piano orizzontale corrisponde alla qualità “kapha” (acqua-terra), dal punto di vista psicologico alla “fase orale”. Questa fase è fondamentale per una crescita sana, ne rappresenta la base, se non si ha questo radicamento e questa fiducia non si può progredire verso l’equilibrio e il senso dell’io che si svilupperanno nel piano verticale-anale e il saper fare del piano sagittalefallico. Traumi precoci impediscono proprio questa capacità di affidarsi e minano il senso di sicurezza.
Quando noi da adulti esploriamo le torsioni ripercorriamo quanto abbiamo vissuto da piccoli. Il movimento di rotazione che compiamo è correlato a tutto questo vissuto fisico psicologico, è parte di un sistema globale, lo attiva. Dunque le rotazioni agiranno da un punto di vista fisico sulle viscere, sul sistema digestivo, sui liquidi corporei, sulle meningi, sul sistema connettivo e dal punto di vista psicologico e "spirituale" sul radicamento, sulla fiducia, sull’abbandono, sul recupero e ascolto della emotività e del piacere. In che misura con le torsioni possiamo richiamare e vivere questi vissuti dipende dalla qualità della nostra esplorazione /esecuzione. 

Quando analizzi un movimento guardi che tipo di muscolatura coinvolge: esterna, media, interna. Più interna è la muscolatura usata più il movimento ha “spessore”. Più vai all’interno più il movimento diventa integrato e con le percezioni vai a parti più centrali del cervello, a parti primarie, a onde celebrali lente, a uno stato meditativo.
Giungi a contattare esperienzialmente il  centro dell’anatomia, della psicologia, dell’essere. Più rimani all’esterno più il movimento sarà segmentato e guidato dalla parte corticale del cervello. E’ la fonte, la sorgente biologica della nostra energia, che si attiva quando ci si connette ai nostri bisogni autentici. Quando la fonte è asciutta tutto si secca, tutto patisce. Fondamentalmente è per questo che ci si ammala, perché la fonte si è depauperata.
Con le torsioni abbiamo la possibilità di agire sui visceri, possiamo recuperare il piacere. La serotonina è prodotta per il 95% dall’intestino, quando le viscere si rilassano l’organismo è ristorato da una vera doccia di serotonina (quando invece si è di fronte all’azione o al pericolo le viscere si contraggono e l’organismo produce ormoni corticosurrenali che stimolano risposte di difesa e reazione). Nella visceralità percepiamo un senso di appartenenza al mondo, il corpo si apre, diventa più morbido, meno pesante.
Recuperiamo la sensibilità e le qualità dell’acqua, la sua fluidità.

Dopo un lavoro sulle torsioni si ha la percezione di essere più luminosi, più grandi, più estesi, ci si sente più sicuri di sé. Il respiro diventa più ampio, più fluido. Se si disegnasse o progettasse qualcosa lo si farebbe con forme più piene e convesse, più organiche, più tridimensionali e dove il senso dello spazio è più disinibito. In Occidente è particolarmente importante e necessario lavorare con le torsioni, con il piano orizzontale perché sono la base del processo di embodiment, del calarci dentro il nostro corpo. La nostra cultura ci porta a staccare dal viscerale, a guardare sempre fuori di noi. Ma se non sei dentro il tuo corpo non puoi trovare il piacere, la sicurezza. Questo è il rischio principale di ogni pratica corporea intensa: liberare il corpo senza che la mente e l'emotività abbiano il tempo di seguire."


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