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martedì 22 aprile 2014

INTRODUZIONE ALLA NEURALTERAPIA



INTRODUZIONE ALLA NEURALTERAPIA

A cura del Dott. Piergiovanni Pavesi

In un’epoca in cui la medicina è andata sempre più specializzandosi nelle cure delle varie parti del corpo e nel loro, sempre più sofisticato, studio, la Neuralterapia rappresenta quasi un monito, una sorta di richiamo al concetto, legato ancora alla medicina cinese, che il corpo è in realtà un organismo unico e, come tale, è sottoposto ad un continuo scambio di informazioni che tengono in costante collegamento tutte le sue parti. 
Ogni organo è infatti circondato dalla “matrice”, una sostanza innervata, ricca di cellule, di vasi sanguigni e linfatici, che riceve e passa informazioni a tutte le altre parti del corpo. 
La Neuralterapia si basa da una parte sulla anatomia, sulla fisiologia e sulla clinica tradizionale, e dall’altra, sui concetti di medicina biologica complementare, quali la regolazione cibernetica, il sistema di regolazione di base di Pischinger, la teoria del gate control, la patologia della regolazione di Ricker, la patologia neurale di Speranski e la fisica e la biologia più moderne.
Che cos’è la Neuralterapia
Nel vasto panorama della Medicina Funzionale è un metodo diagnostico e terapeutico
che prende in considerazione come substrato anatomico la sostanza fondamentale ed il sistema neurovegetativo in essa incorporato. L’utilizzo di questa metodica presuppone un’attenzione particolare all’anatomia e alla fisiologia del sistema nervoso vegetativo, in quanto esso possiede la capacità prioritaria di agire come “timoniere” nell’autoregolazione dell’organismo.
Nella Medicina Funzionale l’organismo umano è considerato un sistema biologico complesso, del tutto unico e diverso in ogni individuo, con caratteristiche energetiche, dissipative e cibernetiche. Se queste condizioni sono perturbate è perché alla base vi sono delle alterazioni dell’informazione e quindi della regolazione.
La Neuralterapia è in grado di indurre un’autoguarigione nell’organismo, attraverso “il sistema di regolazione di base” (Pischinger) in cui è immerso il sistema nervoso vegetativo, grazie a delle minime quantità di un anestetico locale, che viene utilizzato non per cancellare il dolore (non è una terapia del dolore come si crede comunemente) ma proprio per portare delle informazioni energetiche al sistema regolatore di base. 
È un trattamento di tipo cibernetico, che per mezzo di una stimolazione qualitativa e spaziale causale determina la possibilità dell’autoguarigione.
Come spesso avviene in medicina, anche la scoperta della Neuralterapia è stata abbastanza casuale: il trattamento di una cicatrice con un anestetico locale risolse in una paziente un annoso e irrisolvibile problema di dolori ad una spalla. Gran parte del fascino di questa tecnica consiste nel fatto che essa si rivela come metodo diagnostico prima ancora che come efficace terapia, ed è indicata senza dubbio per le sindromi acute, che risolve in temp brevissimi, ma soprattutto per le malattie croniche delle quali “spiega” il lontano instaurarsi. Il punto di partenza è nella ricerca e nella localizzazione, tramite l’anamnesi, l’ispezione e la palpazione, di un campo di disturbo capace di generare delle alterazioni funzionali locali, segmentali, o in punti ed in organi assolutamente lontani dal campo di disturbo stesso. Proprio il concetto di campo di disturbo costituisce l’aspetto innovativo e stimolante di questa metodica, perché, togliendo questa causa capace di inviare informazioni negative, si ristabilisce un equilibrio che riporta la salute. In questo modo accade un fenomeno che va sotto il nome di “fenomeno secondo di Huneke” che è veramente emozionante per il medico e che lascia stupefatto ed entusiasta il paziente: sul piano clinico si innesca un riequilibri capace di portare ad una completa autoguarigione.
La scoperta del “fenomeno secondo” avvenne nel 1941 da parte dei fratelli Huneke. Poiché già nel 1925 Huneke era riuscito a risolvere le crisi di emicrania della sorella grazie ad un’iniezione intravenosa di procaina, da allora i fratelli Huneke avevano ampliato il loro campo di ricerca trattando le zone dolorose per via sottocutanea e intramuscolare.
È stato invece Max Kiebler nel suo libro “Il campo di disturbo nelle malattie articolari e nelle malattie interne”, a parlare per primo di terapia segmentaria. La terapia locale del tessuto segmentale irritato (pelle, connettivo, muscolo, periostio, peritoneo, sistema vascolare e nervi afferenti) non solo determina un’interruzione delle vie riflesse patologiche, ma normalizza anche tutti i disturbi vegetativi mediante la ripolarizzazione delle membrane cellular perturbate. 
Si può affermare dunque che la Neuralterapia rappresenta, nel senso più ampio, una riflesso-terapia o una terapia di regolazione attraverso lo stimolo del sistema nervoso vegetativo.
 
La Neuralterapia si effettua principalmente in tre forme:
1) come terapia segmentale in forma di trattamento locale o sul segmento individuato
2) come diagnostica di uno o più campi di disturbo e conseguente terapia
3) come terapia su gangli o sulla catena laterale del sistema nervoso simpatico.

Indicazioni:
  1.  patologia dolorosa e funzionale nel distretto cefalico.
  2. patologie odontoiatriche.
  3. patologie otorinolaringoiatriche. 
  4. patologie delle vie respiratorie, gastrointestinali, epatiche, pancreatiche, intestinali, urologiche.
  5. patologie della colonna vertebrale.
  6. stati dolorosi dovuti a traumi acuti o cronicizzati.
Controindicazioni:  
  1. allergia agli anestetici locali
  2. grave insufficienza renale,
  3. insufficienza epatica.
  4. disturbi di conduzione atrio-ventricolare.
  5. insufficienza cardiaca compensata.
  6. terapia con anticoagulanti.
  7. emofilia.
  8. infezioni nella zona da trattare.
  9. turbe psichiche.
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