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domenica 8 dicembre 2013

I TESSUTI CHE IMPARANO



I TESSUTI CHE IMPARANO

A cura :
Prof. Franco Maiuri Osteopata D.O.m.R.O.I.
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale Milano

Anatomia_umana : Atletico anatomia umana maschio e muscoli

In un processo di trans-form-azione, ovvero transizione da una forma intrisa di condizionamenti
dovuti al passato e ormai superata, ad una più funzionale e corrispondente al nostro presente
attraverso un’azione mirata e consapevole, il tocco dell’ Osteopatia ci permette di riconoscere e
modificare noi stessi.
Il tocco, rimandandoci la sensazione del nostro corpo come uno specchio in cui anziché vederci
possiamo sentirci, ci consente di attuare la trasformazione nella maniera più dolce e profonda,
consona alle reali esigenze del momento, esigenze stabilite da quell’inconscio corporeo che è
perlopiù profonda e nascosta intelligenza.
In un feedback continuo, il tessuto miofasciale “impara” attraverso gli stimoli che gli pervengono.
Una cosa ripetuta costantemente, come uno schema di comportamento o di movimento, si
apprende, ovvero si stabilizza in circuiti neurali diventando un processo automatico che non
richiede l’impegno della consapevolezza per dare luogo all’esecuzione dello schema stesso. Una
volta imparato a camminare, o appreso ad andare in bicicletta, o a compiere un tragitto in
automobile o ancora a eseguire esercizi tecnici al pianoforte o qualsiasi altro strumento,
nell’esecuzione di tali gesti sentiremo che le gambe, le braccia, le mani “vanno da sole”, senza
dover applicare lo sforzo (in questi casi sia fisico che di attenzione) che caratterizzava
l’apprendimento. Nello stesso modo “si apprende”, ad esempio, l’adattamento a una lesione
locale: “nessuno è al riparo da un trauma nell’esercizio del suo sport preferito. Per sfuggire al
dolore il corpo compensa immediatamente. è così che si zoppica dopo una distorsione alla caviglia,
in modo da evitare tutti i movimenti rischiosi della porzione dell’articolazione lesionata. Una
contrazione ipertonica dal polpaccio e degli ischio-crurali immobilizza le articolazioni della caviglia
e del ginocchio. I muscoli spinali compensano la bascula automatica del bacino e la spalla opposta
si alza, grazie al trapezio superiore, per alleggerire l’appoggio del piede dolorante durante il
cammino. Quindi secondo questo principio di protezione anche i muscoli lontani dal problema
iniziale sono fortemente coinvolti nel processo di difesa. è dunque obbligatoriamente tutto
l’insieme muscolare che si retrae per il dolore. Se la guarigione della caviglia non avviene
rapidamente, questo irrigidimento perdura. La torsione del bacino e l’elevazione della spalla si
fissano: permarranno anche dopo la cicatrizzazione del legamento” (Souchard, 1990 p. 33). In altre
parole, se l’adattamento ad una lesione, effettuato dal corpo a livello automatico per
salvaguardarsi, e che si manifesta attraverso una modificazione della morfologia di base, si
mantiene nel tempo, tale adattamento potrà dare luogo ad una vera e propria deformazione di
tale morfologia naturale.
 La forma “imparata” dal corpo per far fronte ad un insulto tenderà a mantenersi anche una volta guariti, una volta sparito l’elemento che ha scatenato l’adattamento della forma stessa. La medesima cosa avviene nel caso di ripetute e continue risposte emotive di un certo tipo, risposte che come sappiamo e vedremo meglio in seguito coinvolgono tutto il nostro essere manifestandosi nell’atteggiamento del corpo, in certe situazioni: anche in questo caso il corpo “impara” una certa forma e la utilizza automaticamente.


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Erboristeria in Abbiategrasso
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