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lunedì 4 novembre 2013

OSTEOPATIA: CORPO E TRAUMA



 OSTEOPATIA: CORPO E TRAUMA
 

Prof. Franco Maiuri Osteopata D.O.m.R.O.I.
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale Milano
www.craniosacro.it

 
 
La relazione col corpo è talmente connessa ad un senso di identità da essere la cartina tornasole
rispetto a tutto ciò che avviene nelle relazioni esterne.
 Una maggiore armonia col proprio corpo sarà, nel contesto, indice di un equilibrata intesa col mondo. 
Un po’ come nei proverbi cinesi, dove vige il binomio tra ordine interno e ordine esterno. Infatti, come chiaramente emerge nel pentolone alchemico delle sedute, molti pazienti appaiono sospesi, assenti, talvolta irraggiungibili, come se fossero immersi in una profonda palude fatta di atmosfere stagne e prive di gravità. Per
tendenza controllano sempre il mio operato, sono sintonizzati su ogni minima variazione del mio
stato di coscienza, gli occhi sono vigili come quelli di animaletti impauriti, vogliono sapere
angosciosamente se qualcosa non va, se è successo qualcosa o se qualcosa sta per accadere.
I traumi profondi acuiscono un senso di allerta all’ambiguità, all’imprevedibilità, soprattutto nei
confronti di un terreno impervio e minaccioso, la cui paura è conferma di quanto sia già stato
calpestato o subito, in un passato indefinito. Il delicato compito del terapeuta diventa da un lato
quello di soddisfare la richiesta di risolvere un problema in modo forte e risoluto, dall’altro quello
di rimanere vigile davanti a fenomeni difficilmente controllabili ed arginabili, che, una volta aperto
il vaso di pandora, possono facilmente riacutizzare il trauma d’origine. È come essere davanti al
detonatore di una bomba senza sicura, il cui bottone potrebbe essere spinto per sbaglio da un
momento all’altro. Vorrei quindi sottolineare come, in molti casi, il nucleo del trauma va raggiunto
gradualmente, rispettando un’ascesa che attraversa delicati livelli, da quello mentale a quello
fisico.
Un famoso terapeuta un giorno mi disse che per cambiare qualcosa della nostra personalità
occorre tracciare un nuovo engramma cerebrale; solo quando esso prenderà il posto del vecchio
già esistente, i giochi potranno cambiare. Per capire cos’è un engramma cerebrale potete
immaginare un uomo che cammina in un campo di grano pieno di spighe alte e mature, e passa
innumerevoli volte sui suoi stessi passi tracciando un sentiero. Un giorno decide di prendere una
direzione diversa, abbatte così un muro di alti e inviolati fusti di grano e crea, con forza, un nuovo
passaggio. Lo percorre più e più volte, fino a quando i suoi passi non si imprimono risoluti nel
terreno. Mentre il vecchio sentiero sparisce quando le spighe costrette a terra dal peso dei passi si
rialzano lentamente, il nuovo tracciato di conseguenza diventa sempre più evidente.
Mi sono sempre chiesto quanto tempo ci voglia a cambiare un engramma cerebrale, forse mesi,
anni. 
Mi sono sempre anche chiesto come poter fare per velocizzare questo processo,
accorgendomi quanto sia importante, a questo proposito, l’uso del corpo. Il peso specifico di
un’idea cambia quando l’idea stessa è espressa da una vigorosa azione, quando s’incarna, quando
esce dal midollo facendosi strada e scorrendo nelle vene. 
Maggiore è la possibilità di vivere nel corpo la forza di una vissuto, maggiore è il solco di un nuovo engramma cerebrale che traccia il binario del cambiamento concreto.


 
 

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Erboristeria in Abbiategrasso
C.so San Martino, 59
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