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lunedì 28 ottobre 2013

OSTEOPATIA E TESSUTO FASCIALE


OSTEOPATIA E TESSUTO FASCIALE









Prof. Franco Maiuri Osteopata D.O.m.R.O.I.
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale Milano
www.craniosacro.it

I muscoli sono i principali protagonisti della tensostruttura umana, come fili giocano sull’equilibrio e lo squilibrio dei segmenti del corpo, permettono il persistere di una patologia distrofica o di un limite nel movimento di un arto, della respirazione e del generale stato di benessere e malessere.
L’intenzione più diretta e semplice del lavoro fasciale è proprio l’azione sulla muscolatura. 
Ogni muscolo è formato da fibre che si estendono come piccole corde.
 Ogni fibra è formata da una membrana con più nuclei e da migliaia di filamenti interni: le miofibrille. 
Ogni miofibrilla riceve impulsi motori grazie ad unità contrattili: i sarcomeri.
Portando una pressione sulla muscolatura si agisce quindi, in una visione semplicistica, sulle fibre, sulle miofibrille e sulle loro unità contrattili.
Il nostro viaggio terminerebbe qui, se non fosse che queste sezioni muscolari sono avvolte e immerse da una delle sostanze più importanti del corpo umano: il tessuto connettivo, che come una grande trama pastosa variabile di forma e consistenza, sospende, connette e contiene fibre muscolari, organi, cellule e quasi tutte le parti del corpo umano.
Perciò agire su un muscolo significa influire sulla fascia e sul tessuto connettivo e su tutta questa rete, onnipresente nel corpo in diverse forme e consistenze
Nel 2009 al congresso internazionale sulla fascia ad Amsterdam, è stata esposta una interessante presentazione: alcuni scienziati che hanno introdotto in una matrice aspecifica, e quindi neutra, alcune cellule di fibroblasti, le principali cellule del tessuto connettivo. 
Dopo quattro, ore, questi fibroblasti hanno assunto una direzione specifica. Per fare ciò, queste unità biologiche hanno comunicato tra loro
Gap Junction è il nome di questi punti di comunicazione, attraverso i Gap Junction, le fibre decidono insieme di adattarsi, direzionarsi, organizzarsi, trasmettendosi informazioni come i neuroni cerebrali.
Ogni individuo possiede un tipo di connettivo che si manifesta in modo unico e specifico.
A prescindere dalle differenze di età o dall’attitudine allo sport, si può affermare che realmente i movimenti possono essere resi più fluidi perché uno dei più importanti effetti del lavoro fasciale è quello di ridurre lo sforzo che si produce nello sfregamento delle strutture. 
Infatti, anche se per noi può essere impercettibile, le parti del corpo nei piccoli movimenti quotidiani producono sfregamenti e inerzia, come ad esempio avviene nelle strutture cartilaginee del ginocchio.
Anche in un muscolo ci sono fenomeni stressogeni.
Un muscolo si contrae prima ancora di adempiere alla sua funzione eseguire lo spostamento di un segmento, come può fare il bicipite con l’avambraccio, e contraendosi comprime le sue stesse fibre, porta se stesso ad uno stato di stress.
Se non ci fosse il tessuto connettivo che avvolgendosi all’interno delle fibre stesse attutisce questi sfregamenti, ogni movimento sarebbe sempre soggetto ad attrito e disequilibrio.
Un buon funzionamento del tessuto connettivo riduce gli sprechi di energia nel corpo.
Le manovre fasciali attuate dall’ osteopata, con la produzione di calore e l’azione sulla
riorganizzazione della forma e le funzionalità cellulari, favoriscono un risparmio energetico.
Lavorando su questo principio si può immaginare di contribuire con una manovra a “ben oliare” la fascia, portando il connettivo ad essere più plastico e dinamico, ammortizzando e si riducendo i costi energetici di tutti i movimenti.
L’elasticità e l’armonia prodotti dalla funzione del tessuto connettivo rendono ogni gesto più sciolto e naturale.
Un’altra funzione del connettivo è di avere un’importante azione emodinamica. 
Jean Claude Guimberteau, medico chirurgo francese specializzato in interventi ai flessori delle dita, ha verificato nei trattamenti post operatori, che togliendo dall’arto dei suoi pazienti il tessuto connettivo, i tempi di recupero erano maggiori. 
Se invece si mantiene il tessuto connettivo il tempi di recupero si riducono.
 In alcuni suoi video si vedono quattro strati di tessuto connettivo lasso che si muovono sui piani differenti ed hanno un’azione emodinamica, generano cioè movimento del sangue trasportandolo dove è necessario. 
C’è una azione coadiuvante quindi della distribuzione del sangue e degli elementi di nutrimento cellulare in organi e aree del corpo che ne hanno bisogno.
Possiamo allora giungere alla conclusione che le manovre fasciali generano alcune tra le seguenti importanti influenze sul corpo umano:

1. Un cambiamento nella forma di un particolare tessuto,
2. Un’azione importante nell’equilibrio posturale
3. Un’influenza nel flusso dei fluidi, nella circolazione sanguigna, nel  
    funzionamento metabolico cellulare,
4. Un equilibrio delle funzionalità muscolari e delle connessioni con il sistema 
      nervoso e sensomotorio.
5. Una diminuzione delle forze delle trazioni che generano tensioni sulla 
      struttura.
6. Un’azione emodinamica di trasporto delle sostanze nutritive fondamentali 
      in tutto il corpo umano.
 
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