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domenica 7 aprile 2013

OSTEOPATIA: LA LOMBALGIA, CAUSE DEL MAL DI SCHIENA


La lombalgia

7 comuni cause di mal di schiena



 Il mal di schiena è un grosso problema che affligge buona parte della popolazione: non siamo però obbligati a soffrire senza fare nulla.
  Il mal di schiena o lombalgia è un problema che affligge un numero crescente di persone nel mondo sviluppato ed è il problema sanitario che consuma più risorse economiche in costi terapeutici e in termini di giornate lavorative perse. 
 Il maldi schiena può interessare chiunque, a qualsiasi età, in qualsiasi fascia socio-economica, e dato che è causato soprattutto da problemi biomeccanici, colpisce sia lo sportivo che il sedentario.
 Numerosi possono essere i motivi scatenanti della lombalgia o della lombosciatalgia e di solito sono legati a più fattori. Prima di approfondirli, è bene conoscere la terminologia con cui il paziente si “scontra” durante le varie visite mediche.
 Per capire meglio il significato di certi termini, farò riferimento al vocabolario medico Dorland’s Medical Dictionary (26th edition).


 Lombalgia, sciatalgia, cervicalgia o qualsiasi altra algia sono sinonimi di dolore e non possono essere considerate diagnosticamente cause di un problema, ma sintomi prodotti da queste stesse.
 Una efficace diagnosi del problema deve permettere di individuare il motivo per cui si manifestano questi sintomi ed è questo motivo o causa che va affrontato ed eliminato per ristabilire il normale stato di salute dell’organismo.
 L’artrosi è un’altra “malattia” spesso incolpata per fastidi legati agli arti e al movimento, ma esattamente che significa?
L’artrosi è definita come:
 "Una malattia di un’articolazione".
 Sembra un po’ vago scritto così, quindi sarà meglio approfondire la conoscenza dell’artrosi e contemporaneamente essere più specifici riguardo le possibili cause e l’eventuale esito (prognosi) dell’artrosi.
 Innanzitutto, dato che l’artrosi fa riferimento a un’articolazione, sembra evidente che qualunque cosa possa causare una disfunzione articolare potrebbe provocare un’“artrosi”. Ogni articolazione (il luogo di unione tra due o più ossa) ha dei precisi piani di movimento che devono essere liberi e simmetrici per mantenere la giusta funzione articolare: considerando che i muscoli sono le strutture che fanno muovere le articolazioni, e i legamenti conferiscono loro stabilità, sembrerebbe logico presumere che qualsiasi problema biomeccanico – anche remoto – è in grado di causare dolore e artrosi.
 Capito questo concetto globale, diventa difficile credere che un farmaco antinfiammatorio potrebbe essere indicato per l’artrosi ed essere utilizzato come trattamento primario per delle cause complesse, ignorando così la normale funzione del corpo e ciò che l’ha fatto perdere.
 I maggiori benefici per il paziente si avrebbero se il sistema neuro-muscolo-scheletrico fosse valutato nella sua globalità e fatto quindi funzionare ai massimi livelli possibili. Ciò è particolarmente importante per la prognosi dell’artrosi, che diventa un problema degenerativo cronico se l’articolazione continua a lavorare in modo errato, anche dopo che la sintomatologia si attenua.

7 comuni cause di mal di schiena:
 
1.    Anomalie congenite
2.    Sindrome delle faccette posteriore (infiammazione delle articolazioni posteriori delle vertebre)
3.    Trauma
4.    Sindrome sacro-iliaca (acuta, dolorosa disfunzione delle articolazioni tra il bacino e il sacro)
5.    Stenosi (restringimento del canale vertebrale, che può essere congenito o dovuto a processi degenerative)
6.    Ernia del disco: questa è forse la diagnosi più frequente e più temuta riguardo al mal di schiena o lombosciatalgia.

Vorrei spiegare meglio perché quest’ ultima diagnosi non deve essere necessariamente una condanna, ma può essere gestita e superata con metodi conservativi quando è applicata una visione olistica. Per cominciare, si deve capire la biomeccanica locale del disco, cioè il comportamento normale del disco nelle condizioni statica e dinamica. Il disco intervertebrale nella condizione statica serve principalmente da spessore per mantenere la giusta distanza e il corretto orientamento delle faccette articolari, e come ammortizzatore per le varie pressioni subite dall’organismo. Ma il disco è soprattutto una parte essenziale dell’unità mobile anteriore della vertebra: non è casuale, infatti, che esistano i dischi intervertebrali, o che un disco sia composto da due distinticomponenti, l’anello fibroso e il nucleo polposo. L’anello fibroso consiste di fibro-cartilagine, un tessuto molle ma durevole, che può protrudere anteriormente, posteriormente, lateralmente o in modo circonferenziale, secondo il livello di degenerazione o per ragioni di compensazione. Il nucleo polposo, invece, è sferico, bifido e possiede un certo tono idrico che, con il tempo, tende a diminuire. Queste due strutture sono mobili e attive quando noi ci muoviamo, e lavorano sia per facilitare i normali movimenti che per compensare eventuali disfunzioni biomeccaniche presenti nel sistema neuro-muscolo-scheletrico.  
 Per questo motivo quando si legge una TAC o risonanza magnetica, molto spesso si scambia la normale funzione del disco per una patologia. Quindi, nonostante un esito positivo di uno dei suddetti esami, e pur in presenza di forte dolore, conviene sempre provare una terapia conservativa che può ottenere il ripristino della normale funzione dell’organismo.  
L'Osteopatia, per esempio, tramite un’analisi approfondita del sistema neuro-muscolo-scheletrico, è in grado di individuare molte delle concause funzionali che hanno portato il paziente a una situazione di scompenso e aiutare in modo conservativo l’organismo a funzionare correttamente. La chirurgia, anche in quei casi in cui sembri l’unica soluzione, è sempre un intervento invasivo che causa un’accelerazione delle degenerazioni della colonna vertebrale. Ci sono diversi tipi di interventi chirurgici, alcuni dei quali hanno conseguenze minori, ma anche quelli considerati poco invasivi come gli interventi con il laser e la chimopapaina, distruggono il nucleo polposo, rovinando le funzioni di compensazione e facilitazione del disco, e portando a una perdita di movimento e a un’accelerazione della degenerazione della stessa unità mobile e di quelle superiori. Farmaci e riposo non hanno alcuna caratteristica correttiva perché sono mirati ai soli sintomi e non a restaurare una funzionalità normale.

7.    Alterazioni dei normali sistemi biomeccanici

Quest’ ultima è la causa più importante del mal di schiena ed è una concausa di tutti gli altri fattori già citati. Non va considerata solo la funzione del disco, ma anche il fatto che i movimenti del disco dipendono dalla corretta funzione di tutto il sistema biomeccanico del corpo: è importante capire che tramite precise catene biomeccaniche, problemi remoti che hanno origine per esempio in bocca, alla spalla, nel piede ecc., causano degli adattamenti anche ai livelli L4-L5, L5-S1, dove si riscontrano protrusioni (funzionali). In questi casi, l ‘Osteopatia mira non a trattare il dolore o a eliminare solo la protrusione, ma interviene dovunque si trovano alterazioni della normale funzione, correggendo disfunzioni vertebrali e delle estremità, sempre con lo scopo di ripristinare la normale funzione globale. In seguito, è altrettanto importante capire che cosa ha portato a questi disagi.
 L’ Osteopata deve indagare sui molti fattori presenti nella vita quotidiana del paziente per fare sì che i problemi si risolvano. Stress, posizioni errate a lavoro o a letto, squilibri o carenze muscolari, cattive abitudini nutrizionali, danni fisici causati da traumi o precedenti interventi chirurgici sono tutti possibili concause di disfunzione e devono essere affrontati.


 Infine, è essenziale il concetto olistico secondo il quale le cause di base possono essere illustrate con un triangolo equilatero.

 Il primo lato, relativo alla struttura, rappresenta i nostri sistemi fisici come lo scheletro, i muscoli, i nervi, il sistema linfatico e circolatorio ecc. Questo lato può essere legato direttamente a traumi, anomalie congenite, errate posizioni di lavoro, squilibri o carenze muscolari, o cattive abitudini alimentari. 
 Il secondo lato è quello chimico, che può esprimere problemi causati da una cattiva nutrizione, inquinamento atmosferico, farmaci, o qualsiasi sostanza nociva.   
 Il terzo lato del triangolo è relativo alla psiche: diverse forme di stress possono creare problemi in questa sfera.
 Il concetto più importante da ricordare è che questi lati sono appunto equilateri, e presentano una forte interazione tra loro che può causare disagi in un lato solamente o in tutti e tre.
 Il risultato per il paziente è sempre una sintomatologia di dolore, malessere e perdita di funzione.




Prof. Franco Maiuri
Dottore in Osteopatia (U.S.A.) 
Membro del Registro Osteopati d'Italia (R.O.I.)
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale  di Milano

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