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domenica 24 marzo 2013

OSTEOPATIA: OLTRE I CINQUE SENSI


Oltre i cinque sensi


 

Dobbiamo probabilmente ad Aristotele il modello tradizionale dei “cinque sensi (vista, udito, tatto, olfatto e gusto), ma gli esseri umani hanno molti sensi in più di questi cinque sensi fisici.
Si è scoperto che ci sono almeno nove sensi, e molti ricercatori pensano che ce ne siano addirittura ventuno. Poi, oltre a questi, ci sono anche i sensi sottili…
Ci riferiamo alla definizione ritenuta comunemente corretta per cui un senso fisico è “un sistema che consiste in un gruppo di cellule di tipo sensoriale che rispondono ad uno specifico fenomeno fisico, ed un particolare gruppo di zone nel cervello che da esse ricevono i segnali e li interpretano.”
I sensi fisici umani comunemente citati includono:
  • Vista: tecnicamente si tratta di due sensi, dato che ci sono due distinti tipi di recettori, uno per i colori (coni) ed uno per la luminosità (bastoncelli).
  • Gusto: talvolta viene proposto di suddividerlo in cinque, poiché ci sono tipi diversi di recettori per il gusto: dolce, salato, acido, amaro e umami (l'umami è stato identificato come un sapore fondamentale nel 1908 da Kikunae Ikeda  professore di chimica all'Università Imperiale di Tokyo mentre compiva ricerche sul sapore forte del brodo di alghe. Ikeda isolò il glutammato monosodico come responsabile del sapore..), ma in generale se ne parla come di un solo senso. Da notare che i recettori “umami” riconoscono l’aminoacido glutammato, un sapore che si trova di solito nella carne e in alcuni aromi artificiali. Il senso del gusto si fonda su reazioni chimiche.
  • Tatto: si è appurato che è distinto dalla pressione, dalla temperatura ed anche  dal prurito.
  • Pressione.
  • Prurito: è un sistema sensoriale distinto dagli altri sensi collegati al tatto.
  • Termocezione: abilità di sentire il caldo e il freddo. Anche di questo si ritiene che sia più di un senso, non solo perché ci sono recettori separati per il caldo e per il freddo, ma anche perché nel cervello c’è un tipo di termocettore diverso per il meccanismo di rilevamento. Questi termocettori nel cervello vengono usati per monitorare la temperatura interna del corpo.
  • Suono : rileva le vibrazioni attraverso i timpani.
  • Olfatto: anche questo senso funziona attraverso reazioni chimiche. Si combina con il gusto per produrre i sapori.
  • Propriocezione: è il senso che ti da’ l’abilità di riconoscere dove sono parti del tuo corpo in relazione ad altre parti (ad esempio, “Chiudi gli occhi e toccati il naso”).
  • Sensori di tensione: si trovano in luoghi come i muscoli. Danno al cervello la capacità di monitorare la tensione dei muscoli.
  • Nocicezione: o, più semplicemente, dolore. Una volta si credeva che fosse semplicemente la conseguenza di un sovraccarico di altri sensi, come il tatto, ma in realtà la nocicezione ha un suo proprio ed unico sistema recettoriale. Ci sono tre tipi diversi di recettori del dolore: cutanei (nella pelle), somatici (nelle ossa e nelle articolazioni) e viscerali (negli organi).
  • Equilibriocezione: è il senso che ci fa stare in equilibrio e sentire il movimento del nostro corpo in termini di accelerazione e di cambiamento di direzione. Il sistema sensoriale si trova nel labirinto vestibolare dell’orecchio interno.
  • Recettori dello stiramento: si trovano in luoghi come i polmoni, la vescica, lo stomaco e tutto il tratto gastrointestinale. C’è una tipologia di recettori dello stiramento che sente la dilatazione nei vasi sanguigni, che è coinvolta anche nel mal di testa.
  • Chemorecettori: stimolano un’area del bulbo dell’encefalo coinvolta nel monitoraggio degli ormoni e dei farmaci circolanti nel sangue, ed anche nel riflesso del vomito.
  • Sete: è il sistema che permette al corpo di monitorare il proprio livello di idratazione, pertanto ci fa sapere quando dobbiamo bere.
  • Fame: questo sistema informa i nostri corpi che abbiamo bisogno di mangiare qualcosa.
  • Magnetocezione: è l’abilità di percepire i campi magnetici, utile principalmente per darci il senso della direzione relativamente al campo magnetico della Terra. Diversamente dalla maggior parte degli uccelli, gli umani non hanno una forte magnetocezione, tuttavia degli esperimenti hanno dimostrato che tendiamo ad avere una qualche sensazione dei campi magnetici. Secondo alcune teorie la magnetocezione ha a che fare con depositi di Ferro  nel nostro naso.
  • Tempo: si discute perché non è stato trovato un singolo meccanismo che permetta alle persone di percepire il tempo. Comunque, dati sperimentali hanno mostrato in modo definitivo che gli umani hanno un senso del tempo sorprendentemente accurato, specialmente da giovani. Il meccanismo che usiamo sembra essere un sistema distribuito in varie zone del cervello, che coinvolge la corteccia, il cervelletto e i gangli della base. La capacità di mantenere il senso del tempo per tempi lunghi sembra essere monitorata dai nuclei soprachiasmatici, responsabili del ritmo circadiano.
Numerosi esperimenti hanno dimostrato che gli esseri umani hanno l’abilità di percepire accuratamente il trascorrere del tempo. Uno di questi rivelò che senza contare consciamente i minuti, e senza altre simili attività, un gruppo di soggetti dai 19 ai 24 anni furono capaci, nella media, di dire quando erano passati 3 minuti, con un margine di errore di 3 secondi. Era interessante il fatto che il gruppo di età tra i 60 e gli 80, nella media, percepiva che 3 minuti erano passati all’incirca dopo 3 minuti e 40 secondi. La coerenza di questi dati relativamente ai gruppi di età sembrerebbe indicare che qualunque sia il meccanismo che usiamo per sentire il  tempo, esso rallenta, via via che invecchiamo perciò il tempo per chi invecchia sembra passare più in fretta. I soggetti con il Parkinson e con ADD (Disturbo da Deficit di Attenzione) hanno un senso del passare del tempo gravemente compromesso rispetto alle persone “normali”.
Molti volatili possiedono una regione del corpo che contiene una magnetite biologica, di solito nel becco. Si ritiene che essa conferisca loro una forte magnetocezione e pertanto la capacità di sentire con precisione la direzione. Più di recente è stato dimostrato che taluni uccelli sono in grado di vedere i campi magnetici. La magnetocezione dipende dall’interazione del campo magnetico terrestre con una particolare molecola, il criptocromo, e da quanto tempo la molecola rimane attivata nelle cellule fotorecettori di questi animali. Questo poi influenza la sensibilità alla luce dei neuroni retinici degli uccelli. L’effetto finale è che questi uccelli possono percepire i campi magnetici con i loro occhi. Si ritiene che la biomagnetite e l’abilità di vedere con gli occhi i campi magnetici si combinino a formare negli uccelli un sistema di mappatura e direzionamento molto efficace.
Piccole quantità di biomagnetite sono state trovate in formazioni cristalline anche all’interno dell’epifisi.
Gli squali ed altri tipi di pesci cartilaginei possiedono un organo elettrocettivo chiamato Ampolla di Lorenzini, che da’ loro la capacità di rilevare le più piccole variazioni di potenziale elettrico. Tra l’altro questo stesso organo può rilevare anche i campi magnetici.
I bovini tendono ad allinearsi secondo l’asse nord-sud, il che ha portato alcuni ricercatori a credere che essi abbiano un forte senso della magnetocezione.

Prof.  Franco Maiuri

Dottore in Osteopatia (U.S.A.) 
Membro del Registro Osteopati d'Italia (R.O.I.)
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale  di Milano

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